SALUTE GLOBALE, AMBIENTE, GIUSTIZIA SOCIALE: UN FESTIVAL PER LA CURA DEL PIANETA E DELL'UMANITA'

Una mole imponente di studi e il Rapporto ONU sui Determinanti sociali della salute ha posto all’attenzione non solo degli studiosi, ma delle istituzioni internazionali e dei cittadini tutti, il complesso intreccio che connette tra loro salute globale, ambiente e giustizia sociale.

  Innanzitutto, le disuguaglianze sociali nella salute risultano di primaria importanza non solo per il danno che infliggono alle popolazioni, bensì anche come indicatore sintetico e altamente sensibile del grado di giustizia sociale di una società e, in definitiva, del suo livello globale di civiltà. Esiste a livello mondiale, tra gli Stati e all’interno di ogni Stato, un imponente gradiente sociale di salute, esemplificabile nel colpo d’occhio delle differenze tra le aspettative di vita. E ciò che più conta è che esistono numerosi interventi efficaci i quali, a prescindere da dove siano stati realizzati, risultano ampiamente riproducibili. Per la cooperazione internazionale è pertanto un imperativo identitario, ed etico, affermare la priorità di tali interventi a tutti i livelli e spingere le istituzioni internazionali, le imprese, le associazioni e i cittadini tutti ad impegnarsi per la loro attuazione ovunque vi siano le condizioni di fattibilità.

   La visione matura dello sviluppo sostenibile che è sottesa all’Agenda ONU 2030, con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ci spinge a considerare fondamentale il raggiungimento dell’equità tra le generazioni umane attualmente viventi sulla Terra, ma anche a ritenere altrettanto essenziale operare per l’equità tra le generazioni attuali e quelle che verranno, secondo un’etica della responsabilità esplorata non solo dai filosofi, ma anche dalla comunità scientifica globale. L’umanità è figlia dell’Olocene – degli ultimi 12.000 anni di vita del Pianeta – ma sembra stia determinando un passaggio troppo rapido a una nuova epoca, l’Antropocene, nella quale la corsa al dominio sulla Natura e su tutte le sue forme di vita sta danneggiando gravemente il mondo. Siamo guidati dalla logica della crescita economica continua, del consumo senza restrizioni, della ricerca della buona salute e della felicità personale a tutti i costi. La biodiversità, con i suoi due milioni di specie conosciute e almeno altre cinque sconosciute, è in pericolo, come è in pericolo la sottilissima biosfera (che si estende per soli tre o quattro km sottoterra e dieci km sul livello del mare): la popolazione umana è troppo numerosa per sopravvivere al sicuro e in condizioni di benessere nell’attuale sistema globale, l’acqua potabile è sempre più scarsa, l’atmosfera e i mari sono sempre più inquinati a causa delle trasformazioni dissennate sulla terraferma, il clima si sta modificando in modi poco propizi alla vita, tranne che per i microbi, le meduse e i funghi.

I problemi creati dall’umanità sono globali e progressivi.

Raoul Follereau aveva intuito tutto questo e nella sua preghiera per l’anno 2000 chiedeva perdono per il male arrecato dall’uomo alla Natura e a sé stesso.

 

      

Grande è l’ingiustizia sociale e possiamo vederla all’opera sulle migrazioni umane, oggetto di uno sguardo violento, erede del colonialismo e dell’antico razzismo, costruttori di rigidi confini e di degradanti marginalità.

  L’umanità vive in condizioni sociali e ambientali di squilibrio, ma la natura umana possiede una importante resilienza che ci dà un fondato motivo di sperare in un mondo migliore. Non è troppo tardi perché le maggiori istituzioni e imprese del mondo si uniscano per salvare la Terra, ma la collaborazione deve avvenire nei termini del pianeta.   

 Occorre imparare dalla vita e reinventare il mondo dal basso verso l’alto, sulla base dei principi primi della giustizia e dell’ecologia. Il ripristino ecologico richiede, in maniera straordinariamente semplice, di eliminare ciò che impedisce al sistema di guarirsi da solo (vis sanatrix naturae, dicevano gli antichi).

 Possediamo cuore, conoscenze, denaro e sensibilità sufficienti per ottimizzare il nostro tessuto sociale ed economico. È tempo di abbandonare tutto ciò che è pericoloso per l’uomo e per la natura. Il pericolo maggiore si annida dentro di noi, e si tratta delle ferite accumulate nel passato, il rimorso, la vergogna, l’inganno e l’odio condivisi da ogni cultura e trasmessi da ogni persona, esattamente come il DNA, in una storia di violenza e avidità. Il movimento ambientalista mondiale è fondamentale per la nostra sopravvivenza, ma è altrettanto fondamentale che il movimento per la giustizia sociale si unisca a loro.

  Dobbiamo riconoscere che noi siamo cura. Armandoci di uno sguardo pacifico e di una prospettiva nonviolenta, possiamo alimentare il coraggio di cercare, ostinatamente, di costruire un mondo senza conflitti e senza vittime.

 

 Lottare contro le circostanze avverse per conto di tutte le forme

 di vita rappresenta l’impegno più nobile di tutta l’umanità

 

                                                       Francesco Colizzi

Coordinatore del Festival

 

  

 

Il tuo modulo messaggio è stato inviato correttamente.

Hai inserito i seguenti dati:

Modulo di contatto

Correggi i dati inseriti nei seguenti campi:
Errore invio modulo. Riprova più tardi.

Nota: i campi contrassegnati con *sono obbligatori.

Attenzione: tieni presente che i contenuti di questo modulo non sono criptati
Stampa Stampa | Mappa del sito
© Venere Rotelli