UN FESTIVAL PER IL DIRITTO DI TUTTI E DI OGNUNO A  DIVENTARE PERSONE

 

   La terza kermesse pugliese, volta ad aprire un dialogo tra il mondo della cooperazione internazionale e i cittadini, ha per tema: “Persone, comunità, sviluppo inclusivo”. Il concetto profondo di persona riassume il senso altrettanto profondo della cooperazione internazionale e i giorni del Festival sono una festa della persona, una piccola esperienza dell’unità della speranza umana che anela alla liberazione dal male.

   Ma la conoscenza delle dimensioni fondamentali della persona è un patrimonio comune? Lo statuto di persona viene sempre riconosciuto ad ogni essere umano?  Non abbiamo, invece, davanti ai nostri occhi lo spettacolo continuo, in tutte le parti del mondo, di esseri umani ridotti ad oggetto, discriminati nella loro dignità o totalmente esclusi dalla partecipazione alla vita comune?

   Fa bene guardare in faccia gli abitanti del pianeta, le donne con disabilità, gli operatori di pace, anche attraverso mostre fotografiche ( Salvatore Valente con “Persone del mondo, un mondo di persone”, le donne palestinesi con disabilità con “I am a woman”) e prodotti audiovisivi (“Testimoni di pace” del Centro Sereno Regis). Pensare all’essere umano solo come individuo può esasperare l'egoismo, la ricerca del dominio, la gerarchizzazione delle differenze biologiche, culturali e sociali.

 

 

   La persona, invece, invoca sempre la rete di relazioni della comunità e la costruzione di processi di inclusione. La persona inizia dal desiderio di una vita dignitosa. Ogni essere umano ha diritto a perseguire una vita compiuta, costruendo una adeguata stima di sé che gli consente di operare con e per gli altri. Questo movimento del sé verso l’altro, questa sollecitudine che risponde alla chiamata del sé da parte di un altro è la seconda dimensione della persona. Quando l’altro non ha un volto ed è raggiungibile solo attraverso i canali delle istituzioni, compare la necessità della terza dimensione: il vivere all’interno di istituzioni giuste, capaci di distribuire non solo beni e merci, ma anche diritti e doveri.

   Ispirandosi a questa visione della persona, che deve tanto alle meditazioni del filosofo Paul Ricoeur, la manifestazione, focalizzata sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, si snoda su 3 assi principali: il valore assoluto della persona umana, la qualità che le comunità umane devono avere, la capacità inclusiva dello sviluppo.

   Ai successi – ancora incompleti - delle grandi lotte per il riconoscimento dei cittadini, delle donne, dei lavoratori, delle persone di diverso colore della pelle, delle persone di diverso orientamento sessuale, in questo secolo ha fatto seguito la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”.  Essa ci parla di persone titolari di diritti universali al cui compimento devono necessariamente concorrere le comunità, attraverso uno sviluppo che include, che non lascia nessuno fuori, né indietro. In questo impegno la cooperazione internazionale emerge splendidamente (come nei progetti in Guinea Bissau, Mozambico, Brasile, Palestina, raccontati nel corso del Festival), mirando ad un autosviluppo nelle comunità locali, il cui primo obiettivo è l’inclusione di ogni persona, il contrasto a meccanismi dominanti che producono vite ineguali o di scarto, meccanismi che vediamo all'opera in maniera violenta quando rivolgiamo l'attenzione alle vite dei nomadi forzati (come abbiamo fatto con il corso di formazione sulla salute dei migranti).

   Se la disabilità insegna che siamo tutti vulnerabili, le migrazioni insegnano che siamo tutti in movimento tra luoghi vicini o lontani, per le motivazioni più diverse.     Nelle realtà universali della disabilità e del nomadismo, in maniere spesso drammatiche, riluce il percorso straordinario di ogni essere umano alla ricerca di una vita compiuta, qualunque siano le condizioni biologiche o biografiche di partenza.

 

 

  E così, agire responsabilmente in cooperazione internazionale significa prendersi il tempo per conoscere, sentirsi parte di un comune destino, contribuire a un nuovo umanesimo, oltre la logica dell’emergenza e la retorica dell’aiuto. Nessuno è solo povero e i poveri non sono una minaccia, ma un appello a essere compagni, a mangiare assieme, nella giustizia, il pane del mondo.

   E' dunque tempo di ridare vigore all'etica pubblica contenuta nell'articolo 1 della “Dichiarazione universale dei diritti umani”, operando gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, perché ogni persona nel mondo veda riconosciuti la dignità e i diritti.

 

Francesco Colizzi, coordinatore del Festival

 

Il tuo modulo messaggio è stato inviato correttamente.

Hai inserito i seguenti dati:

Modulo di contatto

Correggi i dati inseriti nei seguenti campi:
Errore invio modulo. Riprova più tardi.

Nota: i campi contrassegnati con *sono obbligatori.

Attenzione: tieni presente che i contenuti di questo modulo non sono criptati
Stampa Stampa | Mappa del sito
© Venere Rotelli